NO SPACE FOR PROPAGANDA IN VENICE – Appello di centinaia di professionist* del mondo del cinema

Come riportato da The Hollywood Reporter, centinaia di registi, attori, scrittori e musicisti hanno condannato l’inclusione in cartellone di due film israeliani, Of Dogs and Men e Why War, le cui case di produzione sono coinvolte nel “whitewashing dell’oppressione di Israele contro i palestinesi”.

Tra gli artisti ci sono registi e attori palestinesi, tra cui il regista palestinese due volte nominato all’Oscar Hany Abu-Assad, oltre a Rosalind Nashashibi, Raed Andoni e Saleh Bakri. 

Entrambi i film israeliani sono stati “creati da case di produzione israeliane  che con il loro silenzio si sono rese complici dell’apartheid, dell’occupazione e ora del genocidio”. 

Più di 80 personalità italiane hanno firmato, tra cui i registi Enrico Parenti e Alessandra Ferrini, gli attori Laura Morante, Niccolò Senni, Simona Cavallari, Chiara Baschetti e Paola Michelini, e lo sceneggiatore e candidato al David di Donatello Davide Serino.

Citando le sentenze della Corte internazionale di giustizia, gli artisti, tra i quali figura anche l’attore premio César Nahuel Pérez Biscayart, affermano che “l’artwashing del genocidio di Israele a Gaza sulla scena culturale internazionale, compresi i festival cinematografici, è profondamente immorale”.

Hanno firmato anche diversi registi e attori i cui film saranno presentati alla Mostra del Cinema di Venezia, tra cui Sarah Friedland, regista di Familiar Touch, e l’attrice protagonista di quel film, la candidata al Tony Award Kathleen Chalfant, oltre a Neo Sora, regista di Happyend.

A loro si aggiungono la scrittrice Fatima Bhutto, il fotografo Henry Chalfant, il critico musicale Sasha Frere-Jones e i registi israeliani Oreet Ashery e Eyal Sivan. Anche i registi Saul Williams, Brett Story e Monica Maurer e il compositore Nitin Sawhney hanno aggiunto il loro nome alla lettera, in cui si afferma che il festival “è rimasto in silenzio sulle atrocità di Israele contro il popolo palestinese. Questo silenzio ci indigna profondamente”.

Questo il testo completo della lettera aperta:

No space for propaganda in Venice No Artwashing at 81 Mostra Del Cinema di Venezia

Noi sottoscritt*, artist*, filmmakers e lavorat_ culturali rifiutiamo la complicità con il regime di apartheid israeliano e ci opponiamo a ogni forma di artwashing del genocidio dell* palestinesi a Gaza all’81esima Mostra Del Cinema di Venezia. Due film in programma – Of Dogs and Men and Why War – sono finanziati da case di produzione israeliane complici nel whitewashing dell’oppressione dell* palestinesi da parte di Israele. 

Il più alto tribunale penale mondiale, la Corte di Giustizia Internazionale dell’Aia, ha dichiarato che Israele sta plausibilmente perpetrando un genocidio contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza e che il suo regime di apartheid e di occupazione militare è illegale. Il Procuratore della Corte Penale Internazionale ha richiesto l’emissione di un mandato d’arresto contro il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di ‘sterminio’ e di ‘affamare intenzionalmente la popolazione civile e causare la morte di decine di migliaia di innocenti’. 

Of Dogs and Men, girato durante l’attacco in corso contro Gaza, mira a normalizzare e neutralizzare il genocidio. Questo film e Why War sono sostenuti da case di produzione israeliane complici dell’apartheid, dell’occupazione e ora del genocidio attraverso il loro silenzio o la partecipazione attiva all’artwashing. La società palestinese, inclusa la maggior parte dei filmmakers, chiede di rifiutare di proiettare film come questi.

Il Festival di Venezia è rimasto a tacere riguardo alle atrocità compiute da Israele contro la popolazione palestinese. Questo silenzio ci oltraggia. Come attrici e attori, operatrici e operatori culturali, artistici e cinematografici, chiediamo l’adozione di misure effettive ed etiche affinché Israele sia chiamato a rispondere dei suoi crimini e del sistema coloniale di oppressione della Palestina.

Riteniamo inaccettabile che film di case cinematografiche conniventi con un regime che attua ininterrotte atrocità contro il popolo palestinese siano presentati a Venezia. Il Festival non dovrebbe includere produzioni complici nei crimini di apartheid, pulizia etnica e genocidio, ad opera di chiunque, né ora né in futuro.

L’artwashing del genocidio a Gaza nella scena culturale internazionale, quali i festival di cinema, è profondamente immorale.

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