Intervista al rapper KOK DA BOSS

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il rapper KOK DA BOSS, che ha recentemente pubblicato il suo primo album “Ibn al-Qasf” (Figlio dei bombardamenti). Un titolo che non lascia spazio a fraintendimenti. Scopri insieme a noi le origini di questo nome.

  • Ciao! Prima di tutto, grazie per il tuo tempo. Come ti possiamo chiamare?

Sono KOK, semplicemente.

  • Quando e come ha iniziato a fare musica rap?

Ho cominciato a fare rap – ho cominciato a conoscere propriamente il rap – all’incirca a metà del 2014. A metà del 2015, ho cominciato a scrivere, non a fare rap. Ho cominciato a vedere un po’ cosa sapevo scrivere. Io amo molto la vita, e ho scoperto che il tipo di musica che mi piace fare di più è il rap. Per questo ho cominciato a rappare. Mio padre ha un grande merito in tutto questo, perché scriveva poesia da quando ero piccolo. Anche in arabo classico. Questo mi ha aiutato ad amare la scrittura ancora prima di diventare un rapper.

  • Quali sono le difficoltà che hai affrontato?

Ci sono state tante difficoltà. Non sono finite e non finiranno. Nella mia esperienza personale, la cosa più difficile riguarda le opportunità. Penso che spesso per la mancanza di opportunità le persone non sappiano nemmeno riconoscere le loro capacità. Una persona potrebbe avere un grande talento, ma la mancanza di opportunità potrebbe ostacolarla. Ho trovato altre cose che potrebbero essere più difficili della mancanza di opportunità, ma questa è stata la cosa che mi ha più ostacolato nel capire chi sono nella musica e dove posso arrivare con la mia voce.

  • Com’è essere una rapper in Palestina/Egitto?

Per me si tratta di essere un rapper arabo, non semplicemente un rapper di uno specifico paese, perché io sono convinto che il nostro Medio Oriente sia un terra molto fertile, in modo eccezionale, per qualsiasi argomento che chiunque voglia trattare. Io penso che sia speciale essere un rapper arabo, non essere un rapper in Egitto o in qualsiasi altro paese nel Medio Oriente. Penso che il lavoro di qualsiasi rapper o artista emerga dall’ambiente in cui è cresciuto e dalla sua personalità.

  • Il tuo nuovo progetto è fuori! Congratulazioni! Cosa ci puoi dire a riguardo?

Cosa posso dirvi dell’album “Ibn al-Qasf” (Figlio dei bombardamenti)? La cosa principale che posso dire è che è stato ideato perché sia un documentario di ciò che sta succedendo mentre tutta la gente sta a guardare. La gente ha accettato e si è abituata a ciò che sta accadendo nel tempo. Tutto questo non succede da un anno o due, e nemmeno da 50 anni. Perciò lo scopo principale dell’album era quello di essere uno strumento di documentazione per tutta la gente ora e nel futuro, in modo che la storia ci sia per chi vuole ascoltarla. Questo album non ci sarebbe stato se non avessi visto le reazioni delle persone alla track “Ibn al-qasf”, che è l’intro all’album. Ero molto sorpreso di scoprire che molta gente non sa cosa sta succedendo in Palestina. Davvero non sanno cosa succede alla gente lì, cosa sta succedendo da più di 75 anni. Sono stati educati a pensare che tutto questo sia normale, qualcosa di cui nessuno parla loro. Questo perché le persone che li hanno cresciuti sono stati educati a loro volta a pensare che sia una cosa normale. Ma non lo è. Per questo ho realizzato l’album “Ibn al-qasf”.

  • Com’è essere un “figlio dei bombardamenti”?

Il figlio dei bombardamenti è colui che è nato nel Medio Oriente in mezzo a tutto ciò che sta succedendo. È il bambino che è nato vedendosi piovere addosso dei missili dal cielo e ha visto il fuoco divampare ovunque, e che la propria casa poteva crollare in qualsiasi momento. Questo bambino è il figlio dei bombardamenti, per me.

  • In che modo essere un “figlio dei bombardamenti” ha influenzato il tuo modo di fare arte?

Il motivo per cui è emersa l’idea di fare questo album a partire da una canzone che le persone possono ascoltare, è che ho sentito che l’arte può raggiungere tutti. Questa è la cosa che ho sentito più fortemente ogni volta che sono stato con persone che fanno arte, di qualsiasi tipo. L’arte può toccare qualsiasi essere umano a prescindere dalla razza o dalla provenienza. C’è sempre un tipo di arte che ti raggiungerà. Sento che ciò che sta succedendo deve trasformarsi in arte in modo che possa raggiungere chiunque.

  • [KOK] grazie ancora per il tuo tempo!

Sono io che vi ringrazio per il vostro tempo. KOK è stato con voi.

Ascolta il nuovo album di KOK DA BOSS sulla nostra playlist di spotify!